L’immagine delle lingue

In questi ultimi anni sono apparsi molti studi sull’immagine che gli studenti, e le società a cui appartengono, hanno delle lingue e su quali sono le loro aspettative e il loro atteggiamento quando cominciano a studiare una nuova lingua. L’apprendimento di una lingua non è solo un esercizio in cui si applicano certe competenze cognitive, ogni lingua è associata a un’immagine, a delle rappresentazioni mentali e a un modo di porsi davanti a quella determinata lingua. Imparare una lingua significa anche ricorrere alle rappresentazioni di sé stessi, del proprio gruppo e degli altri gruppi. Negli studi di alcuni linguisti interazionisti europei come De Pietro (1997) e Muller (1997) si è sottolineato come l’immagine che gli apprendenti hanno di un paese e della sua lingua ne influenzi l’apprendimento.

In un articolo del 1997, Louise Dabène distingue due tipi di status delle lingue: lo status formale che è quello determinato da organi ufficiali e lo status informale che è l’insieme delle idee che gli individui hanno di quella lingua.

L’autrice differenzia anche diversi criteri in base ai quali le società esprimono le proprie preferenze e i propri apprezzamenti. Il primo è il criterio economico e rappresenta l’accesso al mondo del lavoro e al potere economico che quella lingua offre. Il secondo è il criterio sociale cioè il fatto che una lingua si apprezza in funzione del livello sociale dei propri parlanti e delle possibilità di ascesa sociale che la lingua in questione può dare. Poi c’è un criterio epistemologico: la lingua è un sapere e per questo ha un valore in funzione delle esigenze cognitive che sono legate al suo apprendimento (le lingue affini, com’è nel nostro caso, non ne escono vittoriose proprio per la loro presunta facilità). Infine, ci sono il criterio culturale e quello affettivo. Il criterio culturale è associato alla ricchezza culturale che la lingua racchiude in sé e al valore estetico che ha e il criterio affettivo, invece, si riferisce all’immagine determinata dalle relazioni esistenti tra i paesi, dalla loro storia, ecc.

Dal canto suo Gülich (1997) sostiene che l’identità nazionale, etnica o culturale si costruisce in opposizione ad un altro gruppo, una specie di “noi” e “loro”. Questa opposizione appare anche nelle lezioni di lingua straniera. Tra gli studenti catalani di italiano, per esempio, c’è un sentimento di simpatia verso l’Italia e verso la cultura italiana che si sente molto simile alla propria. In Catalogna è molto diffusa l’opinione che la lingua italiana sia una lingua musicale, gradevole, molto vicina a quella catalana e castigliana. Gli studenti sentono che esistono dei punti di contatto tra loro e l’Italia, gli italiani e l’italiano in generale. Credono che l’italiano sia una lingua piacevole da imparare perché, soprattutto all’inizio (e se studiano), si impara molto velocemente anche se, ammettono, sembra una lingua molto più facile di quello che è in realtà. Potremmo quindi concludere che nel caso dell’apprendimento/apprezzamento dell’italiano da parte di parlanti catalani avrebbero un certo peso il criterio sociale, culturale e affettivo e si vedrebbe riequilibrato il criterio epistemologico.

 Bibliografia

Dabène, L. (1997), L’image des langues et leur apprentissage, in Matthey M., (textes réunis et présentés par) Les langues et leur images, Neuchâtel : IRDP Ed., 19-23

De Pietro, J.F., (1997), De représentations de l’allemand à l’eveil aux langages, a Résonances, Février, 5-7

Gülich, E. (1997), Les stéréotypes nationaux, ethniques et culturels, in Matthey M., (textes réunis et présentés par) Les langues et leur images, Neuchâtel : IRDP Ed., 35-57

Muller, N., (1997), Images des langues, images de l’autre. Composantes essentielles de l’enseignement et de l’apprentissage, Résonances, Février, 3-5

[Testo tratto da Birello, M. (2007). Les actituds i el sentit de l’humor a les classes d’italià llengua estrangera en un context català. Rassegna Iberistica, 86, 43-57]

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